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 Le tracce del passato               nuovo articolo


 

- RONCO SCRIVIA

 

 Un paese come tanti dell’entroterra ligure, un po’ triste e monotono, fortemente segnato dalle infrastrutture ferroviarie e stradali, mutilato dall’ultima guerra, nel quale alcune costruzioni moderne, rare, per fortuna, spiccano aggressive contro il bellissimo verde dei boschi.

 Ma, come tutto ciò che è ligure,discretamente, pudicamente, nasconde piccoli gioielli sia nel fondo valle che tra la lussureggiante vegetazione dell’imponente corona di monti che lo circonda.

 

 Ben 21 sono gli edifici vincolati dalla Soprintendenza ai Beni Architettonici della Liguria.

 

 Certo, gli edifici religiosi sono tutti automaticamente vincolati, ma nove sono civili e sappiamo che per essere inscritti in questo elenco devono avere una declaratoria che ne sancisca il valore.

 Sono costruzioni ben conosciute, perché inserite da sempre nel contesto urbano, davanti o sulle quali si passa quotidianamente, senza pensare che siano “monumenti”.

 

 Ecco, precisamente, cosa significa monumento?

 Deriva da monere = ricordare ed è entrato nell’uso solo nel XIX secolo.

 “Manufatto contraddistinto da specifiche caratteristiche quali il significato di linguaggio, il valore estetico, il carattere individuale e spirituale oltre alla materia.

 Lo Stato lo tutela per il suo notevole rilievo storico o valore artistico.”

 

 Cosa interessante, nonché pregio del paese è il fatto che tutte le costruzioni vincolate appartengano a periodi diversi il che permette, in pochi chilometri,un piccolo, ma completo excursus nella storia dell’architettura.

 

 I ruderi del Castello, purtroppo abbandonati e in diminuzione,  ci riportano alla metà del Medio Evo, così come la struttura della Pieve di Borgo Fornari.

 

 Il nucleo più antico delle Torrette è della fine del XIV sec., epoca in cui forse era già stato costruito l’originale Castello di Borgo Fornari.

 

 I due ponti, quello monumentale sullo Scrivia e quello sul torrente Ladde, come tutto ciò che è molto usato, hanno subito rimaneggiamenti, ma sicuramente esistevano già nel XV sec.

 

 Della fine del XVI secolo è il Palazzo marchionale ora sede degli uffici del Comune.

 

 Della metà del XIX secolo è il ponte ferroviario a Nord della Stazione.

 

 Mentre il delizioso asilo Davidson a Borgo Fornari, è un piccolo gioiello Liberty.

 

 I secoli XVII e XVIII sono egregiamente rappresentati dalla Chiesa Parrocchiale e dall’interessantissimo Oratorio di San Giacomo che ingloba nel guscio ottocentesco parti di una struttura più antica.

 

 La severa linea della Sottostazione elettrica delle Ferrovie illustra l’eleganza delle costruzioni ferroviarie portandoci agli inizi del XX secolo.

 

 A cavallo tra il XIX e il XX sec. il convento delle Suore Benedettine delle Provvidenza completa il quadro della ricca dote architettonica di questo paese che mostra ancora con legittimo orgoglio le vestigia del suo importante passato.

 Infatti, Ronco che ha poco più di 200 anni come Comune, vanta una storia quasi millenaria, come testimonia anche il nome che deriva dal latino tardo medievale roncare dissodare a terrazza terre incolte.

 L’ insediamento si data quindi nell’ambito della generale espansione di poco successiva al Mille, ma è come Feudo imperiale che il paese inizia la sua storia documentata.

 Dei trascorsi romani che sicuramente ci sono stati, ci giunge soltanto il toponimo “via Postumia” che pare ricalchi, per un tratto almeno, il tracciato romano della via Consolare Postumia che da Genova portava ad Aquileia passando per Libarna i cui scavi, oggi, costituiscono il più importante sito archeologico del Basso Piemonte.

 Tre  sono stati i periodi di grande espansione del paese.

 Dalla seconda metà del Cinquecento a tutto il Seicento, quando, grazie all’amministrazione degli illuminati feudatari, Stefano Spinola e suo figlio Napoleone II, il Feudo diventa un esempio di stato moderno, ricco e potente.

 Dopo il 1820 quando è una delle tappe della linea delle Regie poste Sabaude e allorché la costruzione della ferrovia lo fa diventare una delle stazioni più importanti nella linea verso l’Italia settentrionale.

 L’accorciamento strabiliante delle distanze permettendo il pendolarismo giornaliero fa della  valle una ricercata zona di villeggiatura fino agli anni Trenta del Novecento. Risalgono a quest’epoca infatti le numerose ville che ancor oggi punteggiano il territorio, ultimo esempio di architettura di un certo pregio.

 

 L’unico studio storico esistente fatto da Lorenzo Tacchella nel 1950 ampliato nel ’68 in una seconda edizione del volume “RONCO SCRIVIA NELLA STORIA” attinge a documenti ufficiali come investiture imperiali ai feudatari  e a lavori di storici precedenti.

 A quest’opera si rimanda  considerando inutile ripetere qui notizie già divulgate.

 Nel 2003, durante le ricerche per una tesi, è stata rinvenuta, inserita nei documenti relativi alla famiglia Raggi in deposito alla Facoltà di Economia,una considerevole quantità, (142 scatole) di documenti riguardanti l’azienda domestico patrimoniale degli Spinola e poi dei Raggi.

 Il Centro Servizi Culturali di Ronco sovvenzionato dall’UNI3 di Busalla , ha fatto catalogare questa parte di archivio e ne ha curato la pubblicazione.

 Le notizie storiche riguardanti luoghi e monumenti, sono tratte  per la maggio parte, da questi documenti e sono quindi inedite.

 Saremmo grati a chi avesse notizie da inviare per arricchire la documentazione

 

Conversazione tenuta  presso l'Unitre Vallescrivia   Sezione   di Ronco Scrivia

“L’ospedale di Borgo Fornari, brevi cenni e qualche digressione sulla nascita degli istituti ospedalieri e sul concetto di sanità” 12.02.2010.

Credo necessario stringere sempre preventivamente tra chi parla e chi ascolta un tacito accordo che impegna il primo, oltre ad essere meno soporifero possibile, a fare da giuda  lungo il percorso dell'’argomento trattato  e i secondi (gli ascoltatori) a  lasciarsi condurre  anche lungo sentieri che a prima vista possano sembrare tortuosi.

L’argomento è l’ospedale di Borgo Fornari ... (leggi tutto l'articolo)


IL CASTELLO DI RONCO

Per quanto non molto alta, dalla propaggine dei monti che racchiudono Ronco a ponente, si domina tutta la valle, dall’ ingresso sud a quello nord. In questa posizione, su di un pianoro, forse in parte artificiale,è stato costruito il castello.

Protetto da una scarpata piuttosto ripida, ma abbastanza vicino al fondo valle da poter in pochi minuti, piombare sugli intrusi che osavano avventurarvisi, era già importante presidio della Famiglia Spinola nel 1227 come testimonia il famosissimo documento della Lega Lombarda.

 

Del castello di Ronco sono note le notizie tramandateci da Caffaro, Stella, ecc., raccolte da Ferretto e dalla Sisto e infine, divulgate da Tacchella.

Quest’ultimo ha accreditato l’ipotesi di una sopravvivenza e addirittura una fruizione dell’edificio da parte dei feudatari fino al XVII s.

Gli inediti documenti dell’ Archivio Salvago Raggi ci fanno conoscere una realtà ben diversa.

Già dal 1524, i signori condomini di Ronco non stipulano atti notarili al castello, ma nella loro “casa” in Ronco.[1]

La vendita del mercoledì 2 luglio 1550 da Gregorio, condomino del Feudo a Stefano, signore di Roccaforte, che diverrà unico feudatario di Ronco, ha luogo “loco ronchi in sala domus habitacionis Gregori…”, e, ancora più esplicitamente, nello stesso atto, nell’elenco dei beni venduti da Gregorio a Stefano, vi è “la casa dove abita ed è solito abitare detto Gregorio che esiste in detto luogo di Ronco”.

Se ne deduce che i feudatari avevano una dimora nel paese, che, non è ancora il palazzo,(citato nei documenti del 1625), ma non è già più il castello.

Il quale castello, nel 1543, risulta diroccato.

Il 21 aprile 1543, Simone q. G.B., consignore  di Ronco, vende al signore di Roccaforte, Stefano Spinola di anni venticinque,, marito di sua figlia Perinetta, la sua metà del feudo con “ dimidiam castri dirupti dicti loci Ronchi…” e la metà dei possedimenti di detto castello.[2]

 A supporto della notizia di questo documento, c’è la ricognizione sui Feudi  Imperiali fatta nel 1562 da Cristoforo Massara, commissario regio di Tortona per conto del Ducato di Milano: Isola ha  “un castello fatto di nuovo per battaglia da mano forte” , il Borgo dei Fornari ha  “un castello non forte”, mentre per Ronco non si parla di castello.

 Chè, evidentemente, non l’aveva più.

 

Una auspicabile campagna di scavi e adeguati studi sul sito,potrebbero far conoscere la struttura e la consistenza di quella che è stata una delle più potenti roccaforti degli Spinola: testimone del consolidarsi della loro fortuna in Valle Scrivia. 


                                                                      

IL BORGO DI RONCO

 

I documenti dell’A.S.R ci danno alcune , piccole indicazioni sull’abitato del villaggio nei secoli XV e XVI.

Oltre la casa dove abita, Gregorio, vende a Stefano una casa detta il “Granaro” con cascina e un’altra diroccata, con uno spiazzo davanti e col viridario murato, nonché la proprietà contigua alla casa di abitazione di Gregorio, mentre l’altro consignore, Simone (signore di Busalla E Montessoro), gli vende una casa con cascina, stalla e terreno in Ronco nei suoi confini e anche un viridario posto fuori dal borgo e la già citata metà del catello distrutto con la metà dei suoi possedimenti.

I documenti conosciuti attualmente non danno nessuna indicazione che permetta di identificare la dimora dei feudatari.  Era una sola usata indifferentemente o ogni consignore aveva la sua?

Possiamo solo fare ipotesi che generano interrogativi.

Il borgo medievale era sicuramente fortificato. Il termine “ castrum” non indica solo la fortezza, ma  un “borgo cinto da modesta fortificazione” .[3]

Infatti, ancora nel disegno del notaio G.B. Massarotti, incaricato dalla Repubblica di Genova di controllare i suoi confini e quelli di alcune zone dell’ Oltregiogo, si possono identificare tracce di mura  che, scendendo dal castello, cingono il borgo.

Sappiamo anche che nel 1316, Raffaele Adorno, distrugge le mura di Ronco che saranno fatte riedificare da Filippo M. Visconti.[4]

(Una parte di queste mura esiste ancora, inesorabilmente minacciata dall’ incuria e dall’ignoranza  dell’uomo e dall’inclemenza della natura).

Verso Sud, lo sperone del monte, scendendo verso lo Scrivia, formava una barriera naturale (in alcuni documenti molto più recenti si parla della “porta verso Genova” ), a Est, si può ipotizzare che le mura passassero dove è stato costruito il palazzo per poi risalire la collina un po’ prima della Cappelletta (costruita nella metà del Seicento).

In questo perimetro,esistono ancora costruzioni che conservino parti cinquecentesche da poter identificare con le antiche dimore dei feudatari consignori di Ronco? [5]


 

IL CASTELLO DI BORGO FORNARI

 

 Dei numerosi passaggi di proprietà del castello di Borgo hanno e  esaurientemente parlato Alessandra Sisto e Lorenzo Tacchella.

Fedeli al principio guida di pubblicare solo notizie che arricchiscano la conoscenza di un monumento, non li ripetiamo.

 Abbiamo invece raccolto notizie, non inedite, ma certo poco conosciute, che permettono di asserire che, per circa un secolo, dalla metà del 1500 alla metà del 1600, il Castello di Borgo Fornari è stato l’unico vero castello residenziale della Valle Scrivia.

La prima intrigante notizia, si trova nel testamento di Domenico Spinola, figlio di Eliano, signore di Arquata e del Borgo dei Fornari.

Parlando del castello “da lui restaurato”, infatti Eliano da disposizioni affinché  lo stesso sia destinato sempre al figlio primogenito.

E’ il  2 novembre 1490.

(Tacchella: “Busalla e la Valle Scrivia nella storia”, p. 307)

 

Otto anni dopo, Polidoro Calco, un cortigiano al seguito di Ludovico il Moro, che scendeva a prendere possesso da Signore di Genova, racconta  in una lettera come, il Duca di Milano e la sua corte, avessero pernottato nel castello ospiti del feudatario Giovanni Spinola.

[Italo Cammarata: “Ludovico il Moro (Leonardo da Vinci), ospiti d’eccezione a Tortona e Novi.” In Novinostra - -dicembre 2008.]

 

La notizia  è confermata da un’altra lettera, questa proprio di pugno di Ludovico il Moro .

E’ il 27 marzo 1498.

 Della spedizione faceva parte anche Leonardo da Vinci  che accompagnava il Ludovico il Moro  a Genova, incaricato dal Signore di Milano  di realizzare  le nuove  fortificazioni di Tortona.

(Léon Pélissier: “Documents pour l’établissement de la domination francaise à Genes 1498/1500” pp 338-339 in Atti della Società Ligure di Storia Patria XXIV, 1894)

 

Nell’agosto del 1502  è la volta di un altro  corteo ugualmente magnifico quello del  nuovo “amico” di Genova, il re di Francia Luigi XII, in sosta anche lui al Castello di Borgo sulla via del Mare.

Il sovrano era partito il 22 agosto da Pavia e, passando da Tortona, Novi, Bosco e la Castagnola, arriva a Borgo da dove prosegue per Busalla e San Pier d’Arena.

Fra i tanti dignitari francesi e italiani, cardinali, futuri papi e  varia nobiltà genovese, spicca il nome di  Cesare Borgia, duca di Valentinois che, proprio al castello di Borgo lascia il corteo del re per recarsi nei suoi possedimenti italiani.

Per moltissimi anni, Jean d’Auton  accompagnò Luigi XII  con il compito  di tenere un diario della vita del sovrano. Questo diario sotto forma di cronache è giunto fino a noi con il resoconto anche di questo viaggio, testimonianza indiretta ma certa della funzione del Castello di Borgo in quel periodo.

(Chroniques de Lous XII par Jean D’ Auton, tome III, Librairie de la Société de l’Histoire de France1889)

 

L’amicizia tra Genova e il re di Francia è di breve durata. Cinque anni più tardi Luigi XII scenderà a Genova da conquistatore.

E’ il 1507.

Due sono le cronache di questi fatti  quella redatta da Jean d’Auton per il re e quella di B. da Porto per  la città di Genova.

(“Descriptio adventus Ludovici XII” 1507 - - Atti Società Ligure di Storia Patria)

 

In sintesi,il sovrano arriva  al castello di Borgo  il 23 aprile e ne riparte tre giorni dopo, il 26.

I resoconti di questi due passaggi  molto dettagliatamente raccontati, sono qui appena accennati non essendo questa la sede di approfondimenti.

 

Filippo Casoni, riferisce che l’11 dicembre 1548, il re di Spagna Filippo II in viaggio da Genova verso Bruxelles, costretto dal ghiaccio e  dal vento a compiere quasi tutto il tragitto a piedi, si ferma a Borgo e pernotta, spesato dalla Repubblica Genovese, per poi far tappa il giorno successivo a Gavi.

Se a metà del 1500 il castello è una tappa obbligata nel percorso da e per Genova , in grado di soddisfare l’ospitalità di un re, nel 1623, e questa è notizia inedita, il castello è ormai usato solo come prigione.

 

Al momento non si hanno altre notizie certe sulle vicende vissute nel castello, ma già queste ci permettono di capire l’enorme e fin ad ora insospettata importanza di questo edificio, citato nella relazione del 25 giugno 1562 fatta dal Commissario del Ducato di Milano, Cristoforo Massara in cui si dice che “ l’Imperial Borgo de’ Fornari”, ha un “ castello non forte”, cioè non da difesa, ma per abitazione.

 

Possiamo ipotizzare che sia stato  Domenico Spinola a farlo decorare di mattoni  durante il restauro cui si accenna nel testamento  del 1490, proprio per renderlo una elegante, piacevole e confortevole dimora degna di ospitare i grandi del momento, parallelo, ormai dimenticato, dei famosissimi castelli della Loira. 

 

Negli anni 1736 e ’37 Borgo è in pieno fermento edilizio. 

Il marchese Giovanni Battista Spinola ha deciso di por mano alla costruzione  di un Ospitale per gli ammalati del luogo.

Come opera di corredo, si costruisce  una fornace mentre viene  totalmente abbattuta la “casa dell’Ufficio dei Poveri”. 

La filza 257 (inv. 17) dell’Archivio Salvago Raggi contiene i fogli  dei “Conti delle spese relative ai lavori nell’Agenzia di Borgo Fornari”.

Sono fogli paga, elenchi  con i  nomi degli operai, la descrizione delle loro funzioni e alcuni cenni sul tipo di lavoro svolto come: “… trasportare legnami dalli boschi e mattoni dal castello….”  

Per il Castello di Borgo Fornari sono gli anni del declino.

Ridotto a poco più di una   cava di materiale edile per le  nuove costruzioni, l'edificio  verrà via via assumendo l'aspetto della masseria con casa colonica che molti ricordano.

Di quegli stessi anni infatti è la  costruzione ( filza 257 - inv.17 ) di una casa  a castello dove si diroccano muraglie  e sene fanno di nuove.

 

Fino qui le notizie storiche.

 

Concludiamo però  con  una riflessione che  pensiamo  utile e forse non del tutto scontata.

 

Quelle di Borgo Fornari  sono vestigia di un castello  che nei segmenti  di maggior pregio – ovvero la rifinitura in mattoni - afferiscono ad una costruzione  di  rielaborazione nettamente rinascimentale.

E questo è un elemento di assoluta novità per la valle Scrivia che di castelli ne conta  molti  ma di ben diversa tipologia.

 

Cosa fosse in origine il castello di Borgo  non è  chiarissimo cosa divenne sul finire del  1400 è al tempo stesso certo e sorprendente.

 

E’ una scheggia di rinascimento conficcata nell’appennnino,  una dimora patrizia di dignità reale, in grado  per oltre cent’anni di costituire  il  riferimento obbligato  negli spostamenti  della nobiltà  europea tra  Genova e la valle del Po. E questo  costituisce un elemento di tipicità straordinario  per Borgo Fornari e per l’intero oltregiogo.

Non è lo  stereotipo fin troppo abusato del  castello medievale a parlare da queste pietre ma  il rinascimento con  i suoi fasti e le sue corti ospiti qui   magari solo per una notte.

Ronco Scrivia 15.04.09  Musante - Raviola - Traxino

 


 

LE TORRETTE 

 

Adagiate da Ovest a Est sul pendio ai piedi del Castello, proprio al termine della strada che ne discende, sono due edifici paralleli terminanti verso lo Scrivia, con due avancorpi speculari che hanno dato il settecentesco nome al complesso. Sono state infatti terminate dall’agente camerale don Pasquale Valenti nel 1773 [6] e un disegno del contemporaneo cartografo Matteo Vinzoni ce le mostra.

 Più esattamente, sotto l’amministrazione del Valenti, è stato costruito il corpo a sud, perché, nella tavola dell’Atlante B del not. G.B. Massarotti del 1648 compare già quello a nord. In esso, nella parte verso monte, è conservata, quasi integra, una stalla con soffitto a vele  rette da due colonne, tutta in mattoni che l’analisi mensiocronologica ha datato al 1380.

Questo locale si è conservato, perché ha ospitato fino al XVIII s. i cavalli del Feudo e poi, quelli delle Poste sabaude  dalla loro istituzione. È sormontato da un locale identico, ma in pietra che la  tradizione orale vuole posto di guardia.

Che il complesso sia stato costruito in diversi periodi lo conferma una descrizione nel libro delle rendite dei marchesi Raggi, eredi degli Spinola signori del feudo per circa seicento anni:

 “ Torrette, varie piccole case tutte unite poste sulla piazza di Ronco ….. in locazione a diversi che non pagano, però potrebbero rendere circa £ 93 .  …… “.[7]

Ai tempi dei feudatari servivano anche per conservare derrate alimentari ( trogli da olio, granai) , hanno ospitato il forno, la forgia e anche le prigioni.

Ben prima della chiesa parrocchiale, la torre dell’ala nord aveva un orologio, tolto, perché rovinato, negli anni ’20 dell’Ottocento quando l’interno è stato spezzettato in stanzette affittate ai postiglioni e ai maestri di posta.

Sempre alla stessa epoca, tra le due torri è stato costruito un grande “baraccone” per ospitare  carri e muli la cui unica traccia è, oggi, un disegno di Clemente Rovere.

Nel 1868, sono state vendute dalla moglie del marchese Giacomino Raggi, interdetto per debiti.

Passate a privati sono state divise in appartamenti.


 

IL PONTE SULLO SCRIVA

 

 Anche per il Ponte monumentale sullo Scrivia, così come per il Palazzo ora comunale, la più antica testimonianza al momento, è quella del notaio Massarotti nell’ Archivio di Stato do Genova.

 Questa mappa mostra molto chiaramente il collegamento del ponte con una strada che dalla zona di Ca’ di Gatti, va verso nord poco sopra  l’attuale strada per il Cimitero.

 E’ quindi chiara la sua funzione di collegamento tra la porzione di feudo di

Ronco e quella di Rocchetta e Roccaforte.

 

 

 Le prime notizie scritte si devono ai restauri ottocenteschi.

 Ci si rifà per questa breve storia all’ articolo delle architette, dott.ssa Ariella Ginesi e dott.ssa Enrica Levati, pubblicato nel libro di Lorenzo Tacchella su Tassarolo, Ed. 2001.

 Le professioniste che ne hanno curato nei primi anni del 2000 la catalogazione sotto la sorveglianza della Soprintendenza per i Beni ambientali e Architettonici della Liguria, ce lo descrivono così:

 “Il manufatto si presenta a quattro arcate di cui quelle di sponda sono di minore altezza e le due centrali di maggiore elevazione, basate sopra quattro pile costruite con pietre del paese munite di rostro o contrafforte triangolare in pietra da taglio”.

 Nel 1884 un sopraluogo congiunto lo trova “in assai cattivo stato” e mal riparato dai lavori fatti urgentemente nel 1834 a causa di una rovinosa piena del torrente.

 Nel 1887, l’abbassamento  da parte del genio Civile dell’alveo dello Scrivia, ne peggiora ulteriormente  la situazione.

 Tra molti sopraluoghi, delibere e qualche intervento, si arriva al 2 marzo 1910 quando il ponte viene dichiarato monumento nazionale.

 Il 13 marzo 1910, il Genio Civile invia al Comune di Ronco questa lettera:

“Confermo nuovamente l’avviso espressole nel sopraluogo del 25 febbraio e che cioè, molto opportunamente si è provveduto impedendo il transito dei carri su detto ponte. Per la stessa considerazione credo sarà opportuno che questo Comune provveda alle comunicazioni delle due sponde dello Scrivia, entro l’abitato del Comune con un passo a guado …… abbandonando l’idea di una qualunque riforma del ponte.

 Trattandosi di opera dichiarata monumento d’arte pregevole e di storia ……...”.

 Nel 1912 si effettuarono alcuni restauri, ma nel ’13 fu necessario un altro “sopraluogo per determinare il pericolo che correva la popolazione attraversando il ponte”. Nel contempo, il Comune ordinava l’apposizione di paracarri all’entrata del ponte per evitare possibili disgrazie. L’ultimo restauro ha consolidato il manufatto e lo ha riportato all’aspetto antico riposizionando i parapetti all’altezza originale, pulendo la muratura, ripristinando la pavimentazione e soprattutto, riaprendo gli accessi all’interno del ponte che immettono in: “una camera centrale con spazi disposti lateralmente ad essa” (il tutto messo in sicurezza), ingegnoso sistema risalente all’epoca della sua costruzione che permette di controllare costantemente lo stato di salute dell’importante struttura.

 


 

LA PIEVE DI BORGO FORNARI

 

 Non abbiamo notizie inedite sulla chiesa  “della Pieve” cioè della parrocchia di Santa Maria Assunta costruita sulla antichissima chiesa della Pieve di Santa Maria di Ceta della quale si hanno notizie già dal 1208 e su cui ha esaustivamente scritto Lorenzo Tacchella, ma vorremmo richiamare l’attenzione su alcuni particolari poco conosciuti. L’attuale edificio è stato fatto erigere da Napoleone Spinola nel 1666 che ha fatto scolpire ai lati dell’altare, in marmo bianco e rosso, lo stemma della sua casa sormontato dalla corona marchionale a testimoniare “il patronato che questa illustre famiglia aveva sul tempio.”Il Borgo dei Fornari non era tutto della famiglia Spinola che ne possedeva solo un terzo, mentre i due terzi erano dei Doria e questa coabitazione dava spesso origine a contrasti e a fazioni opposte di popolo. Forse anche questa rappresentazione dello stemma era un modo per affermare la propria pretesa superiorità. Sulla volta della chiesa, un affresco, rappresenta la beata Maria Vittoria Fornari-Strata discendente dai  Signori che hanno dato il nome alla borgata il cui corpo è nel convento delle Monache Turchine in San Cipriano.Il dottor Stefano Patrone che sta studiando documenti relativi a Borgo Fornari, ha trovato il permesso dato da Napoleone Spinola nel 16.. alla popolazione di tenere l’annuale fiera del bestiame il 15 d’agosto, giorno in cui ancora oggi si celebra la festa patronale.

 


 

PALAZZO SPINOLA

 

 Del Palazzo Spinola di Ronco, oggi sede degli Uffici Comunali, prima dell’avvento della fotografia, si hanno al momento solo due immagini: le sommarie rappresentazioni dell’Atlante B del Massarotti e della tavola del Vinzoni. Pur essendo disegni piccoli e schematici, esso è ben riconoscibile con la sua mole imponente e squadrata di chiare reminiscenze alessiane. (edifici genovesi dell’architetto Galeazzo Alessi)

 Finora, non si è trovato nessun documento che permetta di conoscere l’epoca esatta della sua costruzione. Quello più antico che lo riguarda, è un inventario degli arredi del 1730 quando ancora era abitato frequentemente dai feudatari i marchesi Spinola. Da allora, la documentazione sul Palazzo è molto ricca.

 Una sintetica, ma esauriente descrizione è fatta nel 1806 dall’architetto Pellegrini incaricato dalla Marchesa Giovanna di fare una relazione sui beni che aveva ereditato in Valle e un’abbondante documentazione ci fa seguire i lavori che lei e i suoi eredi vi faranno fare.

 Sappiamo, così che il 24 gennaio 1830 vengono chiuse le fenditure fatte dal terremoto e che De Micheli Paolo paga £200 quale acconto della pigione di £2374.18.6 del “Palazzo e siti annessi” e nel ’32 sono state spese £492.12 per i “materiali per il nuovo porticato ad uso di rimessa sotto il Palazzo”.

 Sì, morto l’ultimo Spinola, Carlo che lo aveva anche molto arricchito di arredi e decorazioni, il Palazzo passa alla sorella e poi ai suoi eredi i Raggi che lo affittano, ne fanno una locanda e un caffè e lasciano  che muoiano a poco, a poco i segni dell’antico splendore, fin a quando negli anni ’20 del Novecento, già sede del Comune, sarà deciso di rinfrescare le facciate, cancellando gli affreschi sotto una mano di anonima calce.


 

LA CHIESA PARROCCHIALE DI SAN MARTINO A RONCO S.

 

Il primo ad accogliere il nostro invito a inviare notizie per arricchire questa sezione di notizie sul paese, è stato il sig. Orazio Simonotto che ci presenta la chiesa parrocchiale.

Lasciamogli la parola.

“Il cattolicesimo in Valle Scrivia sembra essersi insediato nei secoli VI e VII con la costituzione di due chiese matrici: la pieve di Santo Stefano di Liverno (Libarna) e la Pieve di Santa Maria di Ceta (Borgo Fornari) entrambe appartenenti alla diocesi di Tortona.

Gli abitanti di Ronco e di Villavecchia appartenevano  quindi alla Pieve di Santa Maria di Ceta che, con un documento datato 10 gennaio1250, passò dalla Diocesi di Tortona  a quella di Genova.

In detto documento, per la prima volta, si trova citata la Parrocchia di San Martino di Ronco.

Notizie in un primo tempo attendibili, accreditavano la tesi che la prima chiesa di Ronco sorgesse sulla riva destra dello Scrivia, forse in località Malvasi. Studi più approfonditi hanno poi consentito di affermare che l’antica chiesa tronchese era fondata sulle mura perimetrali dell’odierna parrocchiale, in riva sinistra dello Scrivia.

Nel 1582 visitò l’antica chiesa il vescovo di Novara, Mons. Bossio visitatore apostolico nominato dalla Santa Sede per accertare l’osservanza delle norme stabilite dal Concilio di Trento. Egli , nei verbali conclusivi della visita, dichiarò di aver riscontrato nella chiesa vari ed importanti carenze.

Forse anche in conseguenza di ciò, venne edificata una nuova chiesa sul sito ove sorgeva la precedente che è quella che esiste ancora oggi. Essa venne benedetta nel 1641 dal parroco di Isola del Cantone allora Vicario Foraneo,per incarico ricevuto dalla Curia genovese con documento datato4 gennaio dello stesso anno.

Ovviamente, nel tempo, la chiesa è andata soggetta a diversi lavori modificativi che l’hanno portata all’aspetto attuale.

Essa è formata a croce latina a tre navate ed ha sei altari laterali.

Il primo organo venne realizzato nel 1786 e sostituito nel 1884 dall’attuale costruito dai rinomati  organari di Pavia, f.lli Lingiardi.

L’attuale campanile, iniziato nel 1901, venne inaugurato nel 1903, sostituendo quello esistente dal 1641.

Gli affreschi che, in toto, decorano l’interno della chiesa, vennero completati nel 1923dal pittore Rodolfo Gambini su incarico di don Giovanni Oliveri, parroco dal1878 al 1929 e primo Arciprete.

La parrocchia di San Martino di Ronco Scrivia copre ora il territorio anticamente occupato dagli abitati di Ronco e Villavecchia. Comprende, oltre alla chiesa parrocchiale, le cappelle di Nostra Signora della Guardia, in Cima di Ronco, di Nostra Signora della Salute nella frazione Giacoboni, di Nostra Signora di Loreto sul monte Reale, di Nostra Signora della Neve nella frazione Minceto e di Santa Maria al Porale.


 


 


 

 

 

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